lunedì, maggio 21, 2007

Evoluzione di un logo aziendale

Il logo aziendale, croce e delizia dei comunicatori, che enorme peso ha sul successo o meno di una azienda. Il logo è la firma visuale della nostra azienda, agisce a livello "ultrasonico" ovvero non usa un linguaggio diretto che i nostri sensi elaborano immediatamente, ma agisce a livello inconscio sul nostro cervello attraverso appunto il linguaggio simbolico/emotivo. Il marchio/logo è un asset strategico, elemento chiave per definire le prestazioni di un'azienda. E' una promessa che racchiude le aspettative e le idee nella mente dei clienti, rappresenta un insieme di associazioni e simboli che vengono collegati ad essa. Si tratta quindi di un concetto che oltrepassa la semplice conoscenza o fedeltà alla marca: le persone si innamorano di un brand, hanno fiducia e soprattutto credono in esso. I clienti fedeli, condividendo un mondo comune fatto di valori e di ideali, diventano gruppi, aprendo così la strada a molteplici possibilità comunicative da parte dell'azienda. Sul ciclo di vita di un logo ci sono centinaia di discussioni e diverse correnti di pensiero: quella di coloro i quali credono che un logo debba rimanere unico ed immutato per sempre con minimi aggiustamenti ciclici allo scopo di essere in linea con i gusti estetici del periodo (ed io faccio parte di questi), e ancora la corrente di pensiero che vede nei loghi un aspetto molto dinamico dell’azienda che proprio grazie alla dinamicità ed al cambiamento che lo contraddistinguono può comunicare nel modo migliore l’azienda. Quando un’azienda, proprio per adeguarsi ai nuovi gusti estetici del periodo, modifica in maniera minima ma significativa il proprio logo si parla di rebranding, fase che molto spesso coincide anche con un riposizionamento aziendale sul mercato (nuovo target, nuove politiche di marketing) oppure un nuovo stile di comunicazione, una fase di transizione generazionale ovvero il passaggio del testimone dal fondatore ai figli etc…etc…). Oppure il rebranding può essere caratterizzato da un intervento gestito più in profondità, con l’azzeramento totale del vecchio logo (soprattutto se particolarmente datato e brutto graficamente) e la nascita di uno nuovo. L’ultima operazione di “chirurgia plastica” su di un logo che mi ha visto impegnato è stata quella per una catena di negozi di ottica di medie dimensioni. Oltre alla realizzazione di un nuovo logo, è stata rivista e riprogettata l’intera immagine aziendale, un nuovo sito web e una campagna di comunicazione che, oltre agli strumenti di advertising tradizionale, fa largo uso del cosiddetto marketing non-convenzionale (guerriglia e street marketing).

martedì, marzo 27, 2007

La misteriosa campagna di stickering: "Oh, no! John!"

Al grido di Oh, no! John! si sta mobilitando l’interesse dei più curiosi e della stampa internazionale.Lo sticker dalla scritta bianca su sfondo nero è stato riconosciuto in diverse zone del mondo; partito in Toscana si è diffuso rapidamente da San Diego a Londra, dalla California a Cuba, da New York a Los Angeles e ancora Liverpool, Les Deux Alpes, Andalusia e Monaco. Dubbio ed enigmaticità aleggiano intorno a questa espressione, che sta facendo parlare di sé anche attraverso la creazione del suo alter ego femminile: Oh! Yes, Jane! Dagli indizi di cui si dispone sono in molti a ritenere che l’adesivo sia il prodotto di una superba azione di guerrilla marketing, nonostante ancora non si conosca il prodotto reclamizzato. Non è dato sapere a cosa punti questa forma di comunicazione né quanto durerà, ciò che si sa è che ha stregato il famoso fotografo della BBC Pete Carr, che ha inserito l’adesivo nella sua collezione di immagini. Si attendono con ansia chiarimenti su questa campagna che ha assunto sempre di più i contorni di un giallo a puntate.

venerdì, marzo 23, 2007

Guarda la mia "bag" per sapere cosa ho comprato

Dimmi che borsa porti... e ti dirò chi sei! È ora di aggiustare il tiro e dire: "guarda la mia borsa e capirai cosa ho comprato!" Impossibile passare inosservati dopo un acquisto, una volta inserito nella sua personalissima busta che sia di plastica, carta, stoffa, a zainetto, a tracolla , cammina a braccetto con noi per le vie del centro, mostrandosi nel suo massimo splendore. La semplice busta bianca di plastica trasparente, caro contenitore e protettore delle nostre cose, è ormai stata prepotentemente sfrattata dalla sciccosissima shopping bag, dotata di un irresistibile sex appeal. Must di ogni negozio d’abbigliamento, scarpe, musica, libri, profumeria, cibo... è il biglietto da visita e la migliore pubblicità itinerante che si possa avere. Tutti la vogliono, tutti la cercano e in tanti la creano e producono. Punto forte delle strategie di marketing che nel packaging investono considerandolo autentico ed efficace mezzo di comunicazione per realizzare soluzioni alternative che uniscono tendenza, rapidità di esecuzione e innovazione. Il campo della progettazione ha incuriosito designers, artisti d’arte contemporanea, pubblicitari uniti nell’obiettivo di colpire il consumatore al cuore delle sue azioni.

"Bagvertising": come fare pubblicità semplice e creativa

Parliamo di artistic bags, ma anche di "bagvertising" per il massiccio uso che se ne fa all’interno di situazioni mediali e comunicative proprie del marketing e della pubblicità. La shopping bag è responsabile dell’effetto/affetto empatico che sviluppiamo alla vista di tanta creatività che va a costruire un territorio evocativo ed emozionale che via via ingloba il nostro immaginario, i nostri bisogni reali e, perché no, capricci. "Crime bag" è stata battezzata la busta che l’agenzia Duval Guillaume Brusselles, ha ideato per pubblicizzare l’uscita e la vendita del un nuovo libro di crime-stories di uno scrittore belga. La bag veniva regalata a chiunque acquistasse il libro. Centinaia e centinaia di consumatori a mano armata vagano per il Belgio; potrebbero giungere fino a noi e… occhio: proiettili di creatività e seduzione potrebbero colpirci!

Il mobile marketing diventà realtà

Il telefono è qualcosa di personale, un accessorio attraverso il quale esprimere qualcosa in più, parla di noi rispecchiando i nostri gusti, abitudini, esigenze. Non c’è settore della produzione e non c’è simbolo che non siano stati declinati alle mille esigenze del mood del momento. Le bandiere sono state esaltate attraverso lo sport-style o demitizzate e destrutturate dal punk-rock, il lusso osannato dal bling-style e contemporaneamente abbattuto dalle frangie contestatrici…ogni cosa per essere accettata deve essere fagocitata e trasformata secondo le specifiche esigenze di chi le usa. Anche la telefonia mobile, prima guardata con sospetto, ora costituisce un accessorio indispensabile e, quindi, irrinunciabile diventa la possibilità di declinarne colori e contenuti sulla base di esigenze specifiche. Diventa uno strumento portatore di una chiara simbologia in linea con la nostra personalità o immagine, dando libero sfogo alle esigenze di comunicazione. Quindi, non solo comunicare, ma comunicare di sé agli altri grazie alla definizione del mobile-style. Per tutto questo arriva in aiuto dal Giappone nuova tecnologia, da pochi mesi disponibile anche in Europa. Si tratta di “FlashLite”. Flashlite è il nuovo potente player che permette la visualizzazione di contenuti multimediali ad alto contenuto emozionale, su dispositivi di telefonia mobile, ridisegnando quelli che erano gli standard grafici e di usability. Non più soluzioni che cercano di ovviare ai limiti del supporto, ma un supporto che aggrega in se tutte le potenzialità multimediali. La tecnologia in questione apre la strada ad una gamma di nuovi servizi, che riducono sempre di più le distanze tra la telefonia classica e l’internet mobile: News, Sport, Music, Cartoon, Lifestyle, Advertising, Games, Mobzine, Ringtones. FlashLite permette lo sviluppo di applicazioni mobile a costi ridotti e in tempi brevissimi, utilizzando standard grafici innovativi attraverso la gestione di grafica vettoriale.

lunedì, marzo 19, 2007

La rete che emoziona. Il valore della web experience

Ogni giorno navigando nella grande rete si vedono siti web che offrono servizi e informazioni costantemente aggiornati. Solo pochi di questi riescono a suscitare un forte interesse, in quanto scarsamente differenziati e che non convincono il visitatore ad inserirli nella lista dei preferiti. Un sito web può informare, vendere o offrire un servizio intangibile ma la sua futura evoluzione dovrà andar verso l’esperienza. La "web experience" è un evento memorabile, una messa in scena dell’impresa, alla stregua di una rappresentazione teatrale, al fine di coinvolgere il visitatore a livello personale ed emozionale. Bisogna far si che l’ospite assorba gli eventi partecipando attivamente e creare una struttura accogliente e stimolante per valorizzare l’esperienza. Ma in che modo si può arrivare a questo punto? Fornendo informazioni, offerte e servizi diversificando e personalizzando attraverso interazioni dirette con il cliente-visitatore. Far in modo, attraverso immagini e oggetti ricordo,informazioni e servizi di utilità quotidiana, di far tornare costantemente l’utente al sito. Nuove funzioni operative stanno nascendo sotto il nome di Ajax. Queste permettono di far il drag e drop di immagini ed oggetti, modificare contenuti e disposizioni delle pagine a proprio piacimento, ottenendo interazioni con programmi desktop, creando dunque una differenziazione di massa. Inoltre in ambienti flash è possibile creare animazioni con musiche ed effetti in modo da catturare l’attenzione e lanciare segnali di riconoscimento e forte personalizzazione. Fidelizzare, creando "suspance" e grande aspettative nel visitatore, attuando la differenza tra ciò che ha già visitato e ciò che in base alle proprie esigenze vorrà trovare. Offrire strumenti diversificando il più possibile, sono le armi per poter competere in un mercato in costante evoluzione. In quest’ottica il sito web si configura come un teatro e in quanto tale le proprie performance teatrali devono emulare la mission del sito, entrando in contatto con un audience sempre maggiore e attraverso essa creare ascolto, suscitare interesse e novità.

giovedì, marzo 01, 2007

Convention sulla Comunicazione

L'appuntamento è per martedì 20 Marzo 2007 dalle 15,00 alle 21,30 presso l'Hotel Crowne Plaza - Milan Linate a San Donato Milanese. E' lì infatti che si svolgerà la "1° Convention Italiana di Marketing e Comunicazione", ideata dal Club del Marketing e della Comunicazione. Si tratta di uno tra i più significativi e innovativi eventi, dedicato ai professionisti ed operatori del comparto. La Convention è organizzata in collaborazione con le più importanti associazioni, università, istituzioni pubbliche e private, aziende ed agenzie, giornali, portali e siti web, radio e tv italiane, e con la partecipazione interattiva di 1.000 manager, consulenti, docenti ed imprenditori. Un appuntamento unico e probabilmente irripetibile che nasce con l’intento di fare il punto dettagliato sullo stato attuale del marketing, della comunicazione e dell’ informazione in Italia.

venerdì, febbraio 02, 2007

Esempio economico di Guerriglia Marketing

Ecco un altro esempio di "Guerrilla Marketing" che dimostra come si possa fare comunicazione e advertising a costi contenuti. E' sufficiente avere solo una buona idea Per questa campagna non convenzionale di "guerriglia" è stata sceltra la città di Monaco di Baviera nel periodo invernale 2005/2006. Quale migliore occasione per promuovere il biz di una agenzia di viaggi locale? L’obiettivo era di ingenerare nei passanti il desiderio di mete assolate, calde, promuovendo al contempo offerte low cost dell’agenzia bavarese Giller. A sostegno della campagna, oltre alle offerte impresse nella neve, sono state inserite delle cartoline sotto i tergicristalli delle auto in sosta, per rimandare i più ‘sensibili’ al sito web dell’agenzia di viaggi.

martedì, gennaio 23, 2007

martedì, gennaio 16, 2007

Pubblicato il 5° rapporto mondiale 2006 sulla libertà di stampa

L'Italia guadagna solo due posizioni rispetto al 2005 (e si piazza al 40° posto) mentre la medaglia d'oro viene assegnato alla Finlandia. Questo in sintesi quanto emerge dalla lettura di alcuni dati che è possibile verificare leggendo il quinto rapporto mondiale 2006 sulla libertà di stampa (Rsf) pubblicato da Reporters sans frontières. Purtroppo le valutazioni, in generale, non sono particolarmente positive. Infatti, il dato preoccupante è che la libertà di stampa si è ridotta in tutto il mondo, anche nelle democrazie occidentali. Nella ricerca sono state prese in considerazione 168 nazioni, quelle cioè per le quali è stato possibile reperire dati. In testa alla classifica, come dicevamo, ci sono Finlandia, Irlanda ed Islanda: ''In questi Paesi - si legge nel rapporto - non è stato registrato alcun caso di censura né di minaccia o intimidazione ai danni dei giornalisti''. La Danimarca perde invece il primo posto, dopo la vicenda della caricature di Maometto scoppiata nell'autunno scorso. In questo Paese, ''per la prima volta, alcuni giornalisti sono stati messi sotto protezione della polizia perché minacciati per il loro lavoro''. La Francia scende di cinque posizioni, classificandosi al 35° posto: secondo Rsf la causa è da ricercare nella ''moltiplicazione delle persecuzioni nei media e del numero di giornalisti indagati''. E il nostro paese che ha guadagnato due posizioni? Il piccolo passo in avanti, precisa l’organizzazione, è dovuto alla fine di quella che potrebbe definirsi “Era Berlusconiana” e al fatto che durante la campagna elettorale il suo abuso degli spazi televisivi sia stato più volte criticato. Inoltre, peggiorano gli Stati Uniti d’America, che scivolano dal 44° al 53° posto, ritrovandosi in compagnia di Paesi come il Botswana, la Croazia o le Isole Tonga. Nel primo rapporto stilato da Rsf nel 2002, gli Stati Uniti si classificarono al diciassettesimo posto. ''L'atmosfera tra la stampa e l'amministrazione di Bush si è nettamente deteriorata dopo che quest'ultima, facendo appello alla sicurezza nazionale, sospetta tutti i giornalisti che mettono in discussione la sua 'guerra anti-terrorista'' si legge nel rapporto. L’organizzazione critica lo zelo dei tribunali federali, che rifiutano di riconoscere ai media il diritto di mantenere riservate le proprie fonti, anche nel caso di inchieste giornalistiche che non hanno nulla a che fare con il terrorismo. Nella classifica appena pubblicata i paesi della penisola araba hanno migliorato parecchio le proprie posizioni. Su tutti spicca il Kuwait, che precede al 73° posto gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar, rispettivamente in 77° e 80° posto. La Russia, nell'anno dell'assassinio della reporter Anna Politkovskaya è scesa al 147° posto, perdendo 9 posizioni rispetto al rapporto precedente. Secondo il Report Mosca, ''che soffre di una mancanza basilare di democrazia, continua lentamente ma progressivamente a smantellare i media liberi, con i gruppi industriali vicini al presidente Vladimir Putin che rastrellano quasi tutte le testate indipendenti''. La “maglia nera” spetta alla Corea del Nord, nell’ultimo anno nei paesi in cui la libertà di stampa era più minacciata non è cambiato assolutamente nulla. In Corea del Nord, Eritrea, Turkmenistan, Cuba, Birmania e Cina, i giornalisti che cercano di far bene il loro mestiere, continuano a rischiare di morire o di essere imprigionati.

martedì, gennaio 09, 2007

Vuoi porre una video-domanda a Romano Prodi?

Il prossimo ospite del talk show di France 24 France 24, , The Talk in Paris, sarà il nostro Presidente del Consiglio, Romano Prodi.

Come sempre vale la formula di una intervista in cui alcune domande sono proposte dagli ascoltatori, con un intervento in video di 30 secondi registrato online e pubblicato su Dailymotion. Basta avere una webcam, registrarsi a Dailymotion, registrare il videoclip direttamente da Dailymotion e chiedere di aggiungerlo al gruppo delle domande per France 24.

La trasmissione andrà in onda venerdì 12 gennaio prossimo alle 19.00. Per porre la domanda c'è tempo fino a giovedì.

Link: Il video promozionale e il gruppo France 24.

venerdì, dicembre 15, 2006

Alcuni esempi di "Guerrilla Marketing"

Esempio Ikea Esempio Duracell Esempio Mini Esempio sex creativo

I 10 principi fondamentali per un’ottima guerrilla

  1. Pensa sempre che il tuo progetto cambierà il mondo: come afferma Guy Kawasaki: " non lanciare un progetto senza essere preparato a cambiare il mondo". People will get excited about your initiatives only if you clearly articulate how your proposition will liberate your customers in a way none of your competitors can;
  2. Non bisogna pensare alla guerra, ma alla battaglia: una corretta campagna di guerrilla "deve" disporre di un budget ridotto; sembra strano a dirsi ma è così. I progetti troppo onerosi non si addicono ad una strategia di marketing nata con l'intento di "colpire e ripiegare", in modo unconventional;
  3. Potere agli utenti: nessuna azione di guerriglia o movimento di protesta può aver successo senza il sostegno del "popolo". Le campagne di guerrilla rappresentano un' ottima opprtunità per coinvolgere tutti gli utenti incondizionatamente in quanto "colpiscono" nei momenti in cui le "difese pubblicitarie" sono minime;
  4. Schierare i mercenari: ovvero, non affidarsi agli eserciti istituzionali (agenzie) ma realizzarsi la maggior parte della pianificazione "militare" in proprio (tranne per la realizzazione del materiale utile alla campagna che va realizzato da qualche buona agenzia). Ricordarsi dei budget esigui che ci "permettono" di stare lontani dai big player;
  5. Think small, ma in modo spettacolare: le campagne di guerrilla si basano molto sull'inventiva e poco sul budget, quindi bisogna partorire l'idea per una campagna low cost ma carica di fascinazione;
  6. Lasciali scommettere: l'aspetto principale su cui basare una campagna di guerrilla è la sorpresa; non solo sugli utenti ma anche sui competitors. Ogni campagna non si ripete mai, neanche se ha come focus lo stesso soggetto. Quindi bisogna ogni volta stravolgerla e riproporla in luoghi e forme diverse lasciando scommettere gli utenti ed i competitors sul dove riappariremo;
  7. Afferra il malloppo e scappa: tutte le guerrilla campaign vanno eseguite con una precisione laser; ciò significa che una volta realizzate ed archiviate non devono mai essere riproposte; anche in caso di insuccesso conviene "prendere" ciò che si è guadagnato (sia economicamente che da un punto di vista di business) ed andarsene;
  8. Comanda la carica: il leader è sempre al comando delle "truppe" e quindi bisogna essere sul "campo" a seguire l'azione. Se non si ha voglia o tempo conviene avere un "vice" che ci informi dei successi/insuccessi della campagna;
  9. Non dimenticare la propaganda: ogni successo conseguito va urlato; quelli bravi lo chiamano "Word-of-Mouth". Se la campagna ha avuto successo usiamo tutti i canali in nostro possesso per informare della "nostra" conquista del mondo;
  10. Attento al fuoco amico: organizzare un team affiatato che abbia un unico obiettivo comune; valutare e testare tutti gli elementi che prenderanno parte alla realizzazione della campagna perchè le opinioni dissonanti non aiutano un progetto basato sull'unconventional. Maggiore sarà il gradimento intorno un'idea, maggiore sarà la possibilità di riuscita.

Alcuni esempi di comunicazione creativa

Esempio curioso: La Quadrant Communications Ltd per promuovere il Sea Food Festival, una manifestazione dedicata ai prodotti ittici ha posizionato sulla spiaggia di Mumbai un gran numero di ostriche giganti "artificiali"; l'attenzione del visitatore, obiettivamente incuriosito, è quindi catturata e la campagna ha superato il primo step. Una volta aperta, c'è un classico invito cartaceo, però il "packaging" non è male.

Definizione del "Guerrilla Marketing"

1. Guerrilla Marketing è un insieme di tecniche di comunicazione non convenzionale che consente di ottenere il massimo della visibilità con il minimo degli investimenti; 2. Guerrilla Marketing concorre allo sviluppo delle strategie di mercato attraverso la messa in scena di pseudo-eventi concepiti in integrazione all'immagine dell'azienda; 3. Guerrilla Marketing sfrutta il bisogno di novità dei mezzi comunicazione e la permeabilità dei suoi meccanismi per promuovere idee, marchi o prodotti; 4. Guerrilla Marketing programma e inocula nel sistema media virus memetici in grado di autoreplicarsi nelle menti dei consumatori; 5. Guerrilla Marketing è un processo di dissipazione della fiducia che il consumatore ancora ripone nell'economia nel suo complesso a vantaggio del successo di una singola impresa.

Marketing e guerrilla

Riportiamo alcuni stralci di un'intervista realizzata da Luca Oliviero (collega esperto in comunicazione) a Gabriella Ambrosio, docente di Teoria e Tecniche del Linguaggio Pubblicitario presso l'università di Roma. Nel suo ultimo lavoro editoriale "Le nuove terre della pubblicità" l'autrice affronta i temi legati alle nuove tecniche di comunicazione e marketing.

Partiamo dal titolo del libro: quali le nuove terre della pubblicità? "Sono terre limitrofe a quelle dell'advertising classico e del modo classico di fare ricerca. Terre anche pantanose, in cui dobbiamo addentrarci a volte senza l'aiuto di una bussola, ma fertili più delle terre conosciute. Terre in cui ci andiamo a cercare il consumatore di persona, uno ad uno. In cui collaudiamo e sfruttiamo tutti i nuovi percorsi della mente connettiva. In cui diamo vita a mezzi inediti che nascono insieme al messaggio. In cui maneggiamo senza pudore termini come "tasto del buy", "pulsanti genetici" della pubblicità e intrusione di virus mentali. Ma cerchiamo di non dimenticare mai la dignità etica e intellettuale della pubblicità".

Cosa è allora la "guerrilla" urbana? "Il guerrilla advertising è pubblicità che esce dal recinto dei media tradizionali per penetrare nel cuore delle città e incontrare la gente in modo diretto, provocatorio, spiazzante. La guerrilla la trovi nelle strade, sui muri, sulle panchine, sui fondi di bicchieri, in finte conversazioni, sui soldi, sulla frutta, sulla carta igienica, perfino sul corpo umano".

Marketing, advertising, tutto si trasforma in guerrilla. Cosa produce in effetti? "La guerrilla raggiunge il consumatore nei momenti e nei luoghi in cui non è attiva la sua advertising consciousness (come accade invece davanti alla TV o ascoltando la radio), quando cioè le sue difese nei confronti dei messaggi pubblicitari sono abbassate. Incuriosire, intrigare e coinvolgere sono gli effetti che la guerrilla produce sulle sue vittime. Ma anche far riflettere. La guerrilla non colpisce la massa ma il singolo, invertendo il meccanismo di generazione di notorietà. Gli attacchi di guerrilla infatti generano spiazzamento, lo spiazzamento produce passaparola, il passaparola si diffonde in maniera virale nella popolazione. E la diffusione virale garantisce notorietà al prodotto".

La guerrilla marketing si fonda sulla molecolarizzazione della società post-moderna, sulla disgregazione di Vattimo; Ma questa società disgregata la combattiamo un po' tutti e chi prima chi dopo, inizia a prevedere una nuova tribalizzazione, che è un po' come ricominciare da capo per ridare alle comunità e alle società il loro valore iniziale. Quindi la pubblicità e la comunicazione dovrà rifondarsi nuovamente? "Ancor più che sulla molecolarizzazione sociale la guerrilla si fonda su un'altra tendenza del post­moderno: l'enorme massa di informazioni che quotidianamente i media riversano sui consumatori/cittadini, che porta questi ultimi ad alzare così tanto le loro difese, da azzerare o quasi la loro ricettività verso i messaggi pubblicitari. Prima che Vattimo insomma, Baudrillard. Quanto a una rifondazione, non è con le sue forze autoctone che può rifondarsi la pubblicità, che va sempre comunque a ruota della società e di tutti i fermenti che riesce a cogliere in essa".

Giustamente i pubblicitari prendono coscienza e fanno i conti con nuovi consumatori, sempre più consapevoli e acquirenti decisi e informati. La guerrilla invece tenta di confonderli e disorientarli. Personalmente credo invece che il consumatore debba essere sempre più consapevole e il prodotto debba guadagnarsi il rispetto del consumatore. Insomma... non sono da guerrilla? "Per fortuna è difficile oggi prendere in giro il consumatore con i soli mezzi della pubblicità, per quanto potenti o spiazzanti essi siano. Una buona guerrilla non tende a confondere e a disorientare, tende a divertire e a coinvolgere, offrendo uno spettacolo e portando a pensare. Se poi vogliamo essere ideologicamente contrari alla pubblicità, questo è un altro paio di maniche, e se vuoi posso anche sottoscrivere: ma poi dovremmo essere ideologicamente contrari anche al commercio e all'abbellimento di qualsiasi immagine, compresa la propria. Quanto al rispetto, torniamo al discorso della dignità intellettuale della pubblicità. Che è il tema che è sempre stato al centro di tutti i miei ragionamenti e pubblicazioni. Il rispetto non dipende dalle forme che assumi: è questione di contenuti, è questione di qualità del pensiero che vai a veicolare".

La pubblicità secondo me è l'arte di rendere pubblica la vita di un prodotto. Per farlo, il pubblicitario è prima di tutto un sociologo che analizza la società e le tendenze, scopre lo spirito del tempo del proprio pubblico e solo allora decide il come, il quando e il dove comunicare il prodotto... "Sono assolutamente d'accordo. E il fatto di cogliere lo spirito del tempo, è da sempre il diaframma che mantiene in osmosi il mondo della pubblicità e quello dell'arte".

Il filoso francese Mafesoli parla di neotribalizzazione, dopo hanno iniziato a parlarne un po' tutti. In effetti il futuro della società sembra una nuova tribalizzazione che dovrebbe (potrebbe) portare ad una rifondazione sociale. Oggi si vive in una sorta di conflitto, che in Italia viene accentuato dalla "spaccatura del paese" decantata dai media; quasi come se spingessero e volessero il conflitto sociale (nel senso marxiano). Le nuove terre della pubblicità, con la guerrilla cosa faranno, accentueranno questo scontro e ne approfitteranno? "La rappresentazione dei media è forte e persuasiva, ma non sempre rispecchia in modo fedele la realtà. Forse è così anche per il tema della "spaccatura del paese", che sembra una specie di residuato bellico del conflitto elettorale. Più un fatto mediatico che un fatto reale insomma. Se vuoi anche in questo caso la guerrilla può divertirsi ad assecondare ironicamente, a demolire, a smontare e rimontare il fatto mediatico".

Guerrilla è la parola che domina questo nuovo scenario. Levinas, come giustamente lei fa notare nel libro, è l'autore di riferimento principale per questo movimento. Ma la pubblicità di oggi è davvero poi così diversa dalla buona pubblicità di sempre? "A cambiare, anche in pubblicità, sono le forme e le tecniche. Ma la sostanza di quella che tu chiami "la buona pubblicità di sempre" non cambia mai. Si tratta di offrire, come ripeto sempre, un "pensiero di qualità": idee che abbiano il coraggio di essere realmente creative, dunque in grado di costruire nuovo senso, ma anche rispettose dei loro interlocutori. E, naturalmente, efficaci rispetto agli obiettivi".

lunedì, dicembre 11, 2006

La frase del giorno

La stampa è tanto utile quanto le munizioni di una fortezza, essa è l'artiglieria del pensiero. (Simon Bolivar)

giovedì, dicembre 07, 2006

La frase del giorno

"I buoni giornalisti scrivono ciò che pensano, i migliori quello che dovrebbero pensare i lettori". (Georges Elgozy)

mercoledì, dicembre 06, 2006

La frase del giorno

"Non è vero che tutti i giornalisti si pongono come "zerbini" al servizio del potere oppure sono degli incapaci...un buon due o tre per cento si salva...come avviene del resto in ogni categoria". (S. Acciardi)

martedì, dicembre 05, 2006

Nasce l'OCSI: Osservatorio Competitività e Sviluppo Imprenditoriale

La competitività delle imprese è sempre più legata alla capacità di sviluppo dei territori in cui le stesse operano. È necessario dunque comprendere la struttura economica di una determinata area, le sue potenzialità, i vincoli, gli attori, le specificità e il genius loci. Il tutto in una chiave che vede i sistemi territoriali non concorrenti l’uno all’altro ma coordinati tra loro, attraverso un processo strategico unitario. Nasce da qui l’esigenza di creare un Osservatorio per la Competitività e lo Sviluppo Imprenditoriale (OCSI) e di riferire l’attività di ricerca non a singole province ma ad una visione territoriale aggregata. Con OCSI si intende creare un sistema di monitoraggio dell’evoluzione socio-economica del sistema territoriale Sud-Est Sicilia. L’iniziativa è curata da MedSpin - consorzio nato dall’accordo fra Università di Catania e Sviluppo Italia Sicilia - e Confindustria Catania, in collaborazione con la Banca d’Italia e la Camera di Commercio di Catania. Attraverso la creazione di un centro di ricerca, indagine e diffusione dati, l’OCSI seguirà le dinamiche competitive e i percorsi di sviluppo dell’imprenditorialità del sistema territoriale Sud-Est Sicilia. L’obiettivo è costituire un efficace strumento di conoscenza sia per i policy maker che per le imprese, diventare un interlocutore privilegiato delle principali associazioni di categoria, enti e organizzazioni imprenditoriali e agevolare l’insediamento di nuove attività. L'OCSI ha tra le sue attività prevalenti la realizzazione sia di report statitistici sull'area del Sud-Est Sicilia nella sua generalità, sia report specialistici di settore (con un focus particolare sui settori dell'Hi-Tech, dell'Agroalimentare e del Turismo). Il gruppo di lavororo dell'Osservatorio è costituito da validi e giovani ricercatori universitari e professionisti, sotto il coordinamento e la direzione della prof.ssa Elita Schillaci, Professore Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese dell'Ateneo di Catania. La testata di tutti i prodotti editoriali dell'OCSI si chiama "Mezzogiorni Diversi", un nome non scelto casualmente e che vuole sottolineare con forza che esiste un Sud, un Mezzogiorno per l'appunto, fuori dagli schemi stereotipati, che lavora e produce, che crea valore e ricchezza e che crede nell'innovazione tecnologica, nella ricerca e nella possibile competitività con altre e diverse realtà geografiche "più fortunate". Chi vi scrive ne ha curato (per il primo numero) e continuerà a farlo, con piacere e soddisfazione professionale, tutti gli aspetti legati alla progettazione, direzione e coordinamento grafico-editoriale. Nella foto: la copertina del Report n°1 di Mezzogiorni Diversi